La lunga estate

Recensione per Brian Fagan

 

 

 

 

 

 

 

"…. Ma se tra le società umane la nostra può essere paragonata a una superpetroliera,
allora il suo equipaggio è composto da persone molto poco attente. Soltanto pochi di quelli a bordo (se ne è rimasto qualcuno ndr) sono impegnati nella cura dei motori. Il resto sta vendendo e comperando merci, si sta intrattenendo l'un l'altro, oppure sta studiando il
cielo e l'idrodinamica della chiglia. Le persone sul ponte di comando che hanno in mano il
timone non dispongono di mappe o previsioni del tempo, e talvolta credono di non averne
neanche bisogno; in realtà, sembra che i più potenti abbiano sottoscritto fra loro una teoria secondo la quale le tempeste non esistono, oppure se esistono il loro effetto è benigno, e le onde che diventano più minacciose e gli albatros che si allontanano possono solo essere interpretati come un segno del favore divino. Sono in pochi a credere che le nubi che si addensano all'orizzonte abbiano una qualche relazione con il loro destino, o a
preoccuparsi del fatto che ci sono scialuppe di salvataggio solo per un passeggero ogni
dieci.
E nessuno osa sussurrare all'orecchio del timoniere che forse farebbe bene a prendere in
seria considerazione l'idea di cambiare rotta." (Brian Fagan)

Brian Fagan
Brian Fagan

 

 

 

 Fagan tratta in modo antropologico ed archeologico attorno all'effetto che i cambiamenti climatici ebbero ed hanno sull'esistenza stessa delle civiltà lungo il corso della storia degli uomini e di quanto repentinamente sono crollate anche in ragione della loro complessità, presunzione e superstizione.

Un tema quanto mai attuale in una situazione resa più incerta dai cambiamenti del clima
relativi all'influenza che l'impatto delle attività umane indubbiamente ha sull'atmosfera terrestre.
Un tema che ha occupato drammaticamente anche la letteratura scritta nell' argilla di quattro millenni fa ma che releghiamo in qualche angolo del nostro rimosso.

La testimonianza lasciata dal nostro kasap Aia nell'Atrahasis ne è un esempio.

Lo sfondo storico-climatico dell'opera sul quale si innestano le vicende umane e le imprese di divinità quali Enlil (dio per così dire metereologico) ed Enki (divinità emblematica dell'ingegno umano) è in realtà un brusco cambiamento climatico culminato nel diluvio universale. Lo stesso diluvio di cui tratta la Bibbia ma senza spiegarne le ragioni mitopoietiche e storiche: ne danno però ragione Jean Bottero e Samuel Noah Kramer nel loro saggio "Uomini e dei della Mesopotamia" per i tipi dell'Einaudi ed il nostro Fagan.

Oggi il posto che occupa l'agricoltura, il modo di produrre energia, i trasporti, l'azzeramento delle tradizioni locali a vantaggio di una globalizzazione insensata sono tutti "problemi" dietro i quali sembrano celarsi occasioni mancate di intervento da parte di chi regge la barra del timone e non solo quella.
Ciascuno è coinvolto che lo voglia oppure no.
Questo libro, la sua lettura, offre spunti attendibili, oggettivi.
Uno sguardo complessivo che, come tale, facilita l'orientamento in un'epoca come la nostra nella quale si naviga a vista spesso senza vedere oltre la punta del proprio naso.

"La lunga estate"
Come le dinamiche climatiche hanno influenzato la civilizzazione
Codice edizioni, Torino 2005
Edizione speciale per il mensile Le Scienze. 2009
www.lescienze.it

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Benvenuto a Cifre

Veduta di Cifre  

                    Benvenuto a Cifre.

"Cifre" mi è sembrato il nome più adatto per designare l'essenziale di ciascuno, tanto più se "residente" in un luogo virtuale.
La parola cifra è usata, nel linguaggio letterario, per indicare la peculiarità dello stile di un autore, ciò che ne garantisce la interpretazione più autentica, la lettura più originaria.
Viene usata anche per "tratto", "segno", "traccia". Il suo etimo è arabo : "sifr" ovvero zero, nulla. Anche "zefhir": zefiro, soffio.
"Sifr" giunge fino a noi con la numerazione araba, a sua volta mutuata da quella indiana, assieme alla nozione di zero, così immediatamente importante per il calcolo e la matematica.
"Cifra" diviene il nome per tutte le cifre da zero a nove. Ovvero di quei segni, quei "nulla", che sono tuttavia significanti della molteplicità delle cose, astratte e concrete.
E fin qui, sarebbe anche troppo generico.
Infatti, cifre, sono dette inoltre le iniziali del proprio nome e cognome fin anche ricamate sui capi di biancheria e variamente adornate.
Sono anche i "monogrammi" che, similmente al ricamo, sono incisi su di un anello, su di un sigillo, sul colophon di una tavoletta di argilla cuneiforme come su quello di una pagina web, o accanto alla propria URL.
L'ambizione di tracciare il solco per la fondazione della nostro borgo virtuale non poteva che procedere da una divisione, la stessa che insiste tra numero e cifra, tra la quantità delle cose e quel che, pur supponendola, già si volge alla loro qualità, alla loro essenza.
A coloro i quali vorranno risiedere in questo borgo, chiediamo di aprire la loro porta, oltre che i loro uffici, alla libera interlocuzione di chi vorrà incontrarli.
Ai naviganti offriamo un porto etrusco per un approdo lontano dai marosi o dalle nebbie; un punto di incontro agli antipodi degli affollati eremi telematici d'oggi e di domani.
Quel che di essenziale chiediamo è, entrando, di gettare l'inutile zavorra, uscendo, di far di noi parola.
Kasap Aia.

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